LA VIA MAESTRA – 17 OTTOBRE 2026 – LA FLC CGIL DI NOVARA E DEL VCO E’ A ROMA CON LA FLC CGIL NAZIONALE E CON LA CGIL DI NOVARA E DEL VCO
La Via Maestra torna in piazza. La Cgil e oltre cento associazioni, insieme alle numerose realtà della società civile che stanno progressivamente aderendo all’Alleanza, chiamano alla partecipazione e lanciano una grande manifestazione nazionale per sabato 17 ottobre a Roma. La decisione è stata assunta dall’Assemblea della Via Maestra, che rilancia con forza la necessità di un nuovo protagonismo sociale per la difesa e la piena attuazione della Carta Costituzionale.

Una mobilitazione, spiegano, “resa necessaria di fronte a una torsione autoritaria in Italia, così come in Europa e nel mondo, con una verticalizzazione del potere, per chiedere che i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione tornino a essere pienamente riconosciuti e siano resi concretamente esigibili in ogni parte del Paese. A partire dalla pace, contro la conversione della nostra economia in un’economia di guerra; per un fisco realmente progressivo; per un welfare pubblico e universalistico; per la riconversione ambientale del nostro sistema produttivo; per il lavoro e la creazione di occupazione di qualità; per dare una risposta all’emergenza salariale e contrastare la precarietà; per combattere le disuguaglianze e i divari territoriali, che rischiano di aumentare; per difendere la nostra democrazia costituzionale e rilanciare la partecipazione popolare”.
“Una manifestazione, inoltre – aggiungono – per dire no all’autonomia differenziata e alla controriforma elettorale. Senza le battaglie di questa Alleanza sociale, l’archiviazione della nostra Repubblica parlamentare attraverso il premierato, la cancellazione dell’indipendenza della magistratura con la legge Nordio e la definitiva spaccatura del Paese attraverso l’autonomia differenziata sarebbero già una realtà”.


“Per tutte queste ragioni – concludono – rinsaldiamo e allarghiamo l’Alleanza, che ha già prodotto risultati e vittorie, e ripartiamo subito, rilanciando la mobilitazione collettiva nel Paese con la manifestazione nazionale del 17 ottobre”.
Tra le priorità della piattaforma ci sono l’aumento di salari e pensioni, il contrasto al lavoro povero e il superamento della precarietà, con particolare attenzione alle prospettive delle giovani generazioni e al divario retributivo tra donne e uomini. L’obiettivo è affermare il principio che il lavoro deve garantire dignità e condizioni di vita adeguate, senza condannare chi lavora alla povertà.
La Via Maestra rivendica inoltre un sistema fiscale più giusto, basato sulla progressività prevista dalla Costituzione: alleggerire il carico su salari e pensioni, contrastare l’evasione e chiedere un contributo maggiore a grandi ricchezze, rendite ed extraprofitti. Una politica fiscale equa è considerata uno strumento essenziale per ridurre le disuguaglianze e finanziare servizi pubblici accessibili a tutte e tutti.
Un capitolo centrale riguarda il rafforzamento dello Stato sociale. La piattaforma chiede di portare il finanziamento della sanità pubblica al 7,5% del PIL e quello dell’istruzione al 5%, attraverso nuove assunzioni, la riduzione delle liste d’attesa e servizi di qualità su tutto il territorio nazionale. L’indebolimento dei servizi pubblici, secondo i promotori, accresce le disparità tra chi può permettersi prestazioni private e chi è costretto ad attendere o a rinunciarvi.
Per la scuola, la Via Maestra richiama in particolare l’articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti». Un principio che, secondo la FLC CGIL, è messo in discussione da politiche caratterizzate da tagli, discriminazioni e percorsi formativi diseguali. Tra le criticità denunciate figurano il limite del 30% per gli alunni con background migratorio, le misure che coinvolgono le famiglie con difficoltà linguistiche e la riorganizzazione degli istituti tecnici e professionali, con percorsi ridotti a quattro anni e un maggiore legame con le esigenze delle imprese.
La trasformazione degli istituti, sottolinea la critica sindacale, non garantisce di per sé pari dignità ai diversi indirizzi di studio. Il rischio è consolidare percorsi formativi di serie A e di serie B, condizionati anche dalla provenienza sociale degli studenti, anziché rimuovere gli ostacoli che limitano le opportunità educative. I dati richiamati da Almadiploma mostrano, infatti, una forte relazione tra origine familiare e possibilità di proseguire gli studi universitari.
La mobilitazione richiama l’attenzione anche sulle risorse destinate all’istruzione. Per la FLC CGIL, gli aumenti nominali degli stanziamenti non sono sufficienti quando risultano inferiori all’inflazione e proseguono i tagli alle risorse per il funzionamento delle scuole. Al contrario, vengono denunciati nuovi finanziamenti a favore delle scuole private, insieme a misure di sostegno economico per le famiglie che scelgono questi istituti.
Il quadro è aggravato dagli effetti dei tagli accumulati negli anni, a partire dalla riforma Gelmini-Tremonti del 2008-2011, che ha ridotto le risorse per l’istruzione pubblica, gli organici e il numero delle classi. Secondo la denuncia sindacale, il sistema scolastico non ha ancora recuperato pienamente quelle perdite. A questo si aggiungono le carenze di personale: oltre 200 mila supplenti, di cui circa 140 mila sul sostegno, con conseguenze particolarmente rilevanti per la continuità didattica e l’inclusione degli alunni più fragili.
Difendere la scuola pubblica significa quindi garantire risorse adeguate, stabilità del personale e opportunità formative senza discriminazioni. La richiesta è quella di un sistema capace di realizzare concretamente il diritto all’istruzione, anziché accentuare le differenze legate alle condizioni economiche e sociali delle famiglie.
La piattaforma collega la tutela dell’ambiente alla qualità dell’occupazione. La transizione ecologica, secondo i promotori, deve diventare un’occasione di politica industriale, innovazione e creazione di lavoro qualificato, evitando che i costi ricadano su lavoratrici e lavoratori. Industria, energia, mobilità, agricoltura e tutela del territorio devono essere affrontate attraverso una strategia comune, capace di accompagnare i cambiamenti produttivi.
Un altro punto fondamentale è il rifiuto dell’aumento della spesa militare. La Via Maestra chiede di destinare le risorse alle priorità sociali, puntando su diplomazia, cooperazione e disarmo. La manifestazione si inserisce così in una mobilitazione più ampia per la pace, contro la conversione dell’economia verso il riarmo e a favore di investimenti in istruzione, sanità e welfare.
La difesa della Costituzione riguarda anche gli equilibri istituzionali e la partecipazione democratica. La Via Maestra si oppone all’autonomia differenziata e alla controriforma elettorale, esprimendo preoccupazione per le conseguenze che le riforme istituzionali e la legge Nordio potrebbero avere sulla Repubblica parlamentare, sull’indipendenza della magistratura e sull’unità nazionale.
L’Alleanza rivendica inoltre il diritto di manifestare, protestare e dissentire, chiedendo di tutelare gli spazi di partecipazione sociale e di abrogare le disposizioni dei decreti sicurezza considerate limitative delle libertà. La democrazia costituzionale, in questa prospettiva, richiede non soltanto il rispetto delle istituzioni, ma anche la possibilità concreta per cittadine e cittadini di partecipare alla vita pubblica e contribuire alle decisioni collettive.
La manifestazione del 17 ottobre vuole riunire queste battaglie in una piattaforma comune: salari dignitosi, lavoro stabile, servizi pubblici universali, istruzione inclusiva, giustizia fiscale, transizione ecologica, pace e libertà. Un percorso che punta ad allargare l’Alleanza sociale e a rafforzare la mobilitazione collettiva, riaffermando la Costituzione come riferimento per cambiare l’Italia e garantire diritti e opportunità a tutte e tutti.