- PIU’ LAVORO E MENO SCUOLA
- UNA RIFORMA INUTILE E DANNOSA
- NO A NUOVI SOVRANNUMERARI ED ESUBERI DI PERSONALE
Nel silenzio quasi generale il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, sta provando a cambiare gli assetti della scuola superiore secondaria italiana. E lo fa a colpi di decreti, disegni di legge e provvedimenti random che inaspriscono in senso punitivo la disciplina. Sullo sfondo l’autonomia differenziata, la sortita leghista sulle gabbie salariali per i docenti del Sud e il dimensionamento scolastico che nei prossimi anni taglierà migliaia di scuole autonome.
Il senso di questo disegno si può riassumere sinteticamente in alcuni nodi chiave: scuola sempre più piegata alle esigenze del mercato e delle imprese, riduzione del tempo scuola, ordine e disciplina. Riducendo ancor più all’osso, istruzione intesa come addestramento al lavoro.
Una formazione con meno cultura perché Il riordino prevede la conferma dell’attuale scansione degli istituti tecnici: due bienni e un anno finale, ma anche già dal primo biennio un taglio di 99 ore sulle materie di istruzione generale, che passano da 1.320 a 1.221. Una decisione grave perché si potranno perdere quegli insegnamenti, come la storia ad esempio, che formano il cardine della scuola della Costituzione, quella che forma cittadini consapevoli e culturalmente attrezzati.
Il biennio unico per tutti gli indirizzi degli istituti tecnici consente ai ragazzi di maturare le proprie scelte in base alle esperienze scolastiche e formative già realizzate e non a 13 anni, ma a 15 anni. Nella riforma si anticipa proponendo un modello di scuola con una canalizzazione sempre più precoce”.
Lo schema viene replicato anche nel quinto anno, quello conclusivo, dal quale vengono tolte altre 99 ore dall’area linguistica.
Il disegno è chiaro: impoverire la formazione culturale di questi ragazzi con un’idea precisa, quella che li obbliga a prepararsi ad un lavoro che saranno fortunati se riusciranno a trovare, a concentrarli su di un addestramento pratico e manuale, mettendo da parte la cultura, tanto la cultura non serve perché purtroppo crea cittadini e non sudditi.
Questa di Valditara è una riforma di cui non si avvertiva nessuna esigenza visto l’ottimo stato di salute di cui godono i tecnici che da dieci anni coprono stabilmente il 30% delle iscrizioni e il riordino dei tecnici rischia di danneggiare anche questo settore.
La riforma dell’istruzione tecnica va inserita nel disegno con il quale questo governo sta di fatto cercando di cambiare in peggio la scuola italiana: dopo la filiera tecnologico-professionale, il liceo del made in Italy e il liceo in quattro anni, tocca ora agli istituti tecnici con una riforma ordinamentale.
Il pezzo forte è sicuramente l’anticipo della Formazione e lavoro al secondo anno, ma non c’è solo questo. Scompare il biennio unitario, che dava agli studenti più tempo per ponderare meglio le proprie scelte di orientamento ed è previsto che la scuola potrà utilizzare una quota oraria di flessibilità per accontentare le “esigenze formative delle imprese”.
La curvatura ideologica è chiara: “Una subalternità culturale all’idea che per formarsi servono semplicemente le competenze acquisite sul luogo di lavoro e, dunque, la trasformazione della scuola in apprendistato.
Tutto questo ha effetto sulle discipline che verranno insegnate: nell’area generale, quella culturale, seguita da tutti gli studenti, a prescindere dagli indirizzi scelti, è prevista la riduzione complessiva di 132 ore rispetto al modello precedente, con 33 ore in meno di lingua italiana e di ben 132 ore di scienze integrate. Nella parte flessibile del curricolo nell’arco del quinquennio si sottraggono ben 561 ore dalle discipline di base che caratterizzano l’indirizzo per destinarle alla quota di curricolo a disposizione della scuola.
A questa riduzione, inoltre, va aggiunta, anche la sottrazione di altre 66 ore di discipline dal curricolo del V anno che viene ridotto a 990 ore a fronte delle 1056 ore complessive del modello precedente. Complessivamente, dunque, la quota orario spettante alle singole discipline subisce nel quinquennio una riduzione pari a 627 ore.
Tra le discipline più penalizzate rientrano, nel settore economico geografia e le lingue straniere. Nel settore tecnologico perdono ore, tra le altre, le scienze sperimentali con una riduzione di 231 ore e tecnologia e tecniche di rappresentazione grafica che vengono in pratica dimezzate.
In entrambi i settori (economico e tecnologico) perdono ore le discipline tecniche, quelle più caratterizzanti e professionalizzanti, oltre alle scienze e a complementi di matematica, contraddicendo la finalità solo retorica che parla di diffusione delle discipline Stem.
Nei nuovi istituti tecnici ci saranno 576 insegnanti in meno. Ma dietro questa cifra si nasconde altro: questo numero è infatti il saldo tra l’incremento degli insegnanti tecnico-pratici (+1.104) e il taglio di 1.680 docenti sulle discipline fondamentali. “Anche in questa scelta, che valorizza le ore destinate ad apprendistato e ad attività on the job è ben evidente la scelta ideologica del governo: gli istituti tecnici si avvicinano sempre più a un vero e proprio pre-avviamento al lavoro”. Il risultato sarà la creazione di sovrannumerari e la mancata stabilizzazione di tanti precari.
Per la FLC CGIL il riordino degli Istituti tecnici va fermato e rinviato, per riaprire un confronto reale e approfondito sul merito dell’intero impianto di una riforma che non migliora il sistema e la cui declinazione scontenta tutti perché finalizzata solo a generare tagli di organico.
La FLC CGIL in data 1° aprile 2026 ha proclamato lo stato di agitazione del settore scuola relativamente al personale degli istituti tecnici, ivi compresa l’Area della dirigenza scolastica, per richiedere il rinvio della revisione dei percorsi di istruzione tecnica viste le pesantissime criticità che si verrebbero a determinare anche e soprattutto con la perdita di ore in numerose classi di concorso con la conseguente riduzione di posti di lavoro per il personale scolastico
Sulla scorta di queste rivendicazioni, questa organizzazione si dispone pertanto all’incontro di giovedì 9 aprile 2026 per espletare il tentativo di conciliazione al tavolo di raffreddamento convocato presso il Ministero del lavoro, richiesto dalla FLC CGIL proprio per aprire una discussione seria e trasparente su un provvedimento di cui non si avvertiva assolutamente il bisogno.
Il 7 aprile 2026 è stato presentato un emendamento al Decreto-Legge 19 del 19 febbraio 2026, recante “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e in materia di politiche di coesione”. L’emendamento è finalizzato ad evitare situazioni di sovrannumerari ed esuberi prodotti dalla riforma degli Istituti Tecnici. L’emendamento, inserito nel DL PNRR e proposto da parlamentari di maggioranza, prevede il congelamento dell’organico del primo biennio dei nuovi istituti tecnici, escludendo la possibilità di esuberi ed è calendarizzato per la discussione alla Camera entro venerdì 10 aprile 2026, con il definitivo passaggio al Senato entro il 20 aprile.
Il 9 aprile 2026 presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, si è svolta la riunione per esperire il tentativo di conciliazione di cui all’art. 2 legge n. 146/1990 e s.m.i., in materia di esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali.
La FLC CGIL, durante la riunione per esperire il tentativo di conciliazione, ha ribadito e argomentato fermamente la propria posizione e ha richiesto al MIM alcuni dati ed ulteriori elementi ritenuti utili ai fini di un maggiore approfondimento, chiarezza e trasparenza dell’intero contesto:
- Il numero di iscrizioni relativamente agli istituti tecnici e in particolare delle classi prime;
- Il numero degli iscritti alle classi prime dei percorsi abbreviati della filiera tecnologico-professionale attivati nell’istruzione tecnica;
- il numero di classi prime attivate nei percorsi di filiera 4+2 sul totale delle classi IT e IP;
- la previsione dell’impatto sulle cattedre nel primo biennio e la proiezione a regime sull’intero percorso comprese le situazioni di esubero del personale;
- le specifiche misure per il mantenimento degli organici e la salvaguardia dei soprannumerari.
La FLC CGIL ha inoltre fatto presente che il Ministero sta operando in assenza delle previste Linee Guida per supportare le scuole nell’introduzione del nuovo ordinamento preannunciate dalla nota MIM n.253 del 25-2-26 e prima ancora di aver acquisito il parere obbligatorio del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione in merito alle classi di concorso da assegnare ai quadri orari.
A fronte delle osservazioni e delle richieste sopra riportate, le parti hanno concordato di rinviare la riunione sul tentativo di conciliazione al 22 di aprile.
Il CSPI, nella seduta del 10 aprile, ha espresso un giudizio fortemente critico sullo schema di decreto.
Tra i principali problemi segnalati emerge il ritardo nell’adeguamento delle classi di concorso, che rischia di compromettere operazioni fondamentali come trasferimenti, assunzioni e supplenze. Le scuole dovrebbero completare gli adempimenti entro il 4 maggio 2026, ma questa scadenza appare difficilmente sostenibile alla luce delle modifiche previste, tra riduzione del monte ore, nuove attribuzioni disciplinari e individuazione dei docenti in esubero.
A rendere il quadro ancora più complesso è l’assenza di Linee Guida sugli obiettivi di apprendimento, che costringe le scuole a operare in una situazione di incertezza normativa. Il rischio è quello di generare confusione gestionale e difficoltà nella programmazione didattica.
Nel proprio parere, il CSPI ha avanzato alcune proposte per evitare criticità maggiori: limitare la validità del decreto al solo anno scolastico 2026/2027, attribuendogli un carattere transitorio, e aumentare la flessibilità degli organici attraverso l’utilizzo di classi di concorso atipiche. È stata inoltre evidenziata la necessità di introdurre deroghe per la costituzione delle cattedre e di chiarire le modalità di gestione delle discipline accorpate, soprattutto nei casi di compresenza tra docenti.
Le criticità evidenziate confermano le preoccupazioni già espresse dalla FLC CGIL sull’intera riforma degli istituti tecnici, ritenuta difficilmente applicabile nei tempi previsti e potenzialmente dannosa per la stabilità degli organici. Il rischio concreto è un aumento della precarietà e una gestione caotica delle scuole.
Per questi motivi, la mobilitazione della FLC CGIL prosegue e sarà al centro dell’incontro del 22 aprile, previsto nell’ambito del tentativo di conciliazione.
La Flc Cgil ribadisce che non è accettabile accelerare l’attuazione della riforma senza garanzie, chiedendo un rinvio dell’intervento e l’apertura di un confronto reale per tutelare lavoratori, studenti e qualità dell’offerta formativa.